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Come l’ITALIA vuole FINANZIARE il RIARMO
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L’ultimatum di Donald Trump impone all’Italia e a gli altri Paesi NATO il riarmo, devono aumentare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035. Ad oggi, nel mondo quasi nessun Paese che non sia in guerra spende così tanto per l’esercito.
Per l’Italia è un problema. Il Paese infatti fa ancora fatica a contenere il deficit pubblico, i soldi che lo Stato deve prendere in prestito per coprire le spese. Questo ha portato negli anni a sempre più tagli su servizi come sanità e istruzione oltre che tasse e imposte tra le più alte in Europa.
Per l’Italia quindi riuscire ad arrivare dall’1,5% del PIL di spesa militare al 5%, come chiesto da Trump, sembra una sfida molto difficile.
La richiesta di Trump tramite la NATO, però, in realtà è meno pressante di come sembra a prima vista. Il 5% del PIL di spesa militare richiesto dal 2025, infatti, non è uguale al 2% che si chiedeva prima.
La NATO, infatti, dal 2025 include nuove categorie nella spesa militare. Si parla di attività non legate in modo diretto alla Difesa ma utili o per fini strategici o per la sicurezza interna. L’Italia quindi per arrivare al 5% non deve trovare solo nuovi soldi da spendere ma può anche riclassificare come militari spese che prima la NATO non accettava.
Proprio con le riclassificazioni, tra 2024 e 2025 la spesa militare italiana risulta al 2% del PIL e non all’1,5%. Il problema, però, è che comunque le riclassificazioni non possono bastare, non è così facile.
La NATO ha aggiunto una nuova categoria, che compone la nuova spesa al 5%, ma comunque ci sono regole rigide per non abusarne. Soprattutto, la regola è che le nuove categorie di spesa militare possono valere massimo l’1,5% del PIL nel comporre il 5%. Il 3,5% del PIL, invece, deve sempre andare in spesa militare tradizionale.
Senza contare le riclassificazioni, quindi, l’Italia è ancora vicina a una spesa militare tradizionale dell’1,5% del PIL e, contando come obiettivo il 3,5%, dovrebbe più che raddoppiare entro il 2035.
Un altro problema, poi, è che anche le nuove categorie ammesse dalla NATO possono essere una lama a doppio taglio. Infatti, anche se da una parte così è possibile il gioco delle riclassificazioni, non è detto che le riclassificazioni bastino ad arrivare all’1,5%. Se non dovessero bastare, lo Stato dovrebbe trovare ancora altri soldi.
INDICE:
00:00 Intro
00:29 L’ultimatum degli Stati Uniti
04:24 Cosa conta come spesa militare
09:21 Il riarmo dell’Italia
13:16 Le possibili conseguenze per l’Italia
FONTI PRINCIPALI:
Osservatorio CPI
Ministero della Difesa
Banca Mondiale
Statista
Autore: Cosimo Volpe
Revisione Testo: Andrea Costantini
Supervisione montaggio: Dario Bozzi, Daniele Ponzi
Coordinamento: Simone Conti
Responsabile Editoriale: Edoardo Scirè
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